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Niente e nessuno ci appartiene in modo assoluto, totale ed esclusivo.

Dice Epitteto: “Non dire mai di una cosa o di una persona: l’ho perduta; dì sempre: l’ho restituita”.

E’ vero, molto vero!

Niente e nessuno ci appartiene in modo assoluto, totale ed esclusivo…

Ci è solo stato dato momentaneamente in consegna…

D’altra parte, quando moriremo, non ci porteremo niente appresso: né cose né persone…

© Giovanni Lamagna

“Natura umana” e/o “condizione umana”.

Sartre (e con lui, in generale, tutto il pensiero filosofico contemporaneo) fa una distinzione tra il concetto di “natura umana” e quello di “condizione umana”.

La prima non esisterebbe; esisterebbe solo la seconda.

Trovo tale affermazione più un gioco di parole che l’affermazione di una verità, la descrizione di una realtà.

Per me, infatti, se esiste una condizione umana universale è perché esiste (in fondo, in fondo) un quid strutturale (fosse anche minimo; anche se, a mio avviso, poi tanto minimo non è) che caratterizza e accomuna, pur nella loro diversità, la condizion0e degli umani.

Sul fatto che questo fondo, questo quid, non sia un che di fisso ed immutabile, ma di plasmabile, continuamente trasformabile nel corso della storia, sono d’accordo.

Ma il fatto che una realtà sia evolutiva, che sia trasformabile nel tempo, non vuol dire che non abbia un suo fondo stabile e, quindi, una sua identità, una sua riconoscibilità nel corso del tempo, una sua “natura” permanente.

L’acqua del fiume che bagna i piedi dell’uomo non è mai la stessa acqua, come giustamente ci ha fatto rilevare Eraclito già 25 secoli fa.

Così come l’uomo che bagna i suoi piedi nell’acqua dello stesso fiume non è mai lo stesso uomo ad ogni passaggio dell’acqua.

E su questo siamo tutti d’accordo.

Nel corso degli anni, dal momento della mia nascita a quello della mia morte, io – come soggetto – cambio innumerevoli volte: posso dire che ad ogni attimo che passa sono/divento una persona diversa da quella che ero nell’attimo precedente.

E, però, allo stesso tempo, resto indubitabilmente sempre la stessa persona, come è attestato dai miei documenti di identità e riconosciuto da coloro che mi sono familiari e amici.

Gli altri mi riconoscono ed io stesso mi riconosco come la stessa persona uguale nel tempo, anche se soggetta a cambiamento.

Questo cosa vuol dire rispetto al discorso che avevo avviato all’inizio sui concetti di “natura umana” e di “condizione umana”?

Vuol dire che la “natura umana”, qualcosa che possa essere definito con l’espressione “natura umana”, esiste, non può essere negato.

E’ ciò che permane come essenza, – riconoscibile, persistente, sostanzialmente identica a se stessa – nei diversi individui e nei diversi gruppi sociali di cui si compone l’Umanità.

Anche se – nelle varie epoche storiche e nei diversi contesti geografici – assume forme diverse, a volte anche molto diverse, persino in certi casi (quasi) irriconoscibili tra di loro.

E che, quindi e per concludere, il concetto di “condizione umana” non annulla, non cancella, quello di “natura umana”.

© Giovanni Lamagna

La VERITA’ e le verità.

Sì, per me non esiste LA (grande) VERITA’, ma solo tante (piccole) verità, quanti sono gli uomini.

Per fortuna, però, queste verità hanno tanti punti in comune, non sono assolutamente distanti e del tutto incomunicabili.

Per questo, a mio avviso, nessun uomo dovrebbe avere la pretesa di voler imporre la “sua verità” agli altri.

Ma ogni uomo dovrebbe avere solo il desiderio di confrontare la sua “piccola” verità con quella degli altri, per provare a comporre insieme una verità più “grande”, il più possibile comune, condivisa.

Non ci sono per me alternative a questo modo di convivere tra gli uomini.

O, meglio, l’alternativa c’è; ma è la legge della giungla; in altre parole, la barbarie.

© Giovanni Lamagna

La diversità dei caratteri rende impossibile il rapporto tra due persone?

Alla mia veneranda età sento di poter dire, con giustificata presunzione, che, quando il rapporto tra due persone non va bene o addirittura si rompe, ciò non è dovuto alla diversità dei loro caratteri.

La diversità dei caratteri non è mai il vero problema nei rapporti.

Anzi essa – in genere, quasi sempre – costituisce una fonte di ricchezza dei rapporti.

Nella diversità le persone si arricchiscono, completano: l’una dona all’altra quello che le manca e viceversa.

Il vero problema nei rapporti è dato piuttosto dalla differenza di interessi e, soprattutto, di valori, di stili di vita.

Tanto è vero che ci sono persone che hanno caratteri molto simili, ma che non vanno per niente d’accordo, perché troppo diversi sono i loro valori, i loro interessi e, per conseguenza, i loro stili di vita.

Mentre ci sono persone che hanno caratteri molto diversi (una più estroversa, l’altra più introversa, una più attiva e dinamica, l’altra più riflessiva e flemmatica, una più istintiva e impulsiva, l’altra più meditativa e contemplativa…), ma che vanno perfettamente d’accordo perché hanno un sistema di valori di riferimento che le fa tranquillamente camminare insieme, sulla stessa strada, sia pure con modalità e ritmi diversi.

© Giovanni Lamagna

Tutto cambi, perché nulla cambi.

La maggior parte delle persone preferisce cambiare in superficie, cioè solo apparentemente, per non cambiare veramente, effettivamente, cioè in profondità.

“Il Gattopardo”, di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, lo insegna: “Tutto cambi, perché nulla cambi”.

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Noi e i social.

Sento spesso dire con atteggiamento snobistico: “Io non frequento i social…”; e talvolta con espressione ancora più drastica e severa: “Io schifo i social!”.

Non condivido né l’uno atteggiamento né l’altra espressione.

I social sono null’altro che delle “piazze”, che la moderna tecnologia ci mette a disposizione: piazze virtuali, che si sono aggiunte da qualche anno a quelle reali, da tempo immemorabile luogo abituale di incontro e frequentazione tra persone di vario tipo e livello.

Dire “io non frequento i social” o, addirittura, “io schifo i social” equivale a dire “io non scendo mai per strada e non vado mai in piazza, perché schifo le persone che le frequentano”.

Come se tutte le persone che frequentano strade e piazze fossero lo stesso tipo di persone; mentre non è così.

Nelle strade, nelle piazze, nei bar si incontrano persone che non sanno fare altro che parlare di sport o fare pettegolezzi, le classiche e banali “quattro chiacchiere da bar”.

Ma ci sono e si incontrano anche persone che leggono libri oltre che giornali, che sono attente agli altri ed hanno sviluppato una sensibilità interiore, che sono capaci di una conversazione profonda e stimolante, oltre che educata, persino, gentile e garbata.

La stessa, analoga cosa avviene anche sui social: vi si incontrano persone banali, superficiali, astiose, rabbiose, che spesso insultano ed aggrediscono i loro interlocutori.

Ma vi si incontrano anche belle persone: sensibili, intelligenti, persino colte, che sono disposte ad ascoltare ed imparare e dalle quali è possibile apprendere cose nuove e a volte molto interessanti e stimolanti.

Si possono incontrare persone come il cantante rapper Federico Lucia (in “arte” Fedez) e la sua compagna, l’imprenditrice e blogger Chiara Ferragni, che utilizzano i social, per fare mostra frivola e volgare del loro privato, come si usa fare ne “Il grande fratello”, al puro scopo di promuovere sé stessi ed ottenere, quindi, facile arricchimento.

Ma si possono incontrare anche persone di spessore e grande livello umano e culturale, quali (faccio solo tre nomi) Franco Arminio (poeta), Vito Mancuso (filosofo) e Massimo Recalcati (psicoanalista), dei quali leggo spesso cose interessantissime, a volte addirittura sublimi.

Frequentando i social non ci si condanna, quindi, ad incontrare solo persone cretine e negative; si ha anche la possibilità di incontrare persone positive e intelligenti.

Basta saperle scegliere; proprio come si fa nel mondo delle amicizie reali.

© Giovanni Lamagna

Vuoto interiore e consumismo.

Capisco che chi non possiede una vita spirituale profonda tenda a riempire il vuoto interiore che lo affligge rincorrendo beni esclusivamente materiali.

I vuoti vanno riempiti in qualche modo.

Così si spiega il consumismo, la tendenza al consumo sfrenato ed ossessivo.

Che, a sua volta, alimenta l’indifferenza a tutto ciò che non è puramente materiale, che ha a che fare con la spiritualità.

Innescando un circuito perverso e mortifero.

© Giovanni Lamagna

Esercitarsi a stare da soli è il modo migliore di prepararsi alla morte.

Chi cerca continuamente la compagnia degli altri lo fa proprio per sfuggire al pensiero della morte.

Si viene così a creare un circuito vizioso: più eviti il pensiero della morte, più esso diventa (inconsciamente) presente e angoscioso.

E, quindi, tendi ad evitarlo ancora di più, cercando la compagnia degli altri in modo ossessivo, diventandone perciò dipendente.

© Giovanni Lamagna

Debolezza e mediocrità cercano debolezza e mediocrità.

Gli uomini (e le donne) deboli e mediocri tendono a fare comunella, a cercare conforto tra di loro.

Si danno così man forte… a restare deboli e mediocri.

Invece di crescere e diventare più forti affrontando la solitudine.

O cercando la compagnia di persone più forti e più evolute.

Che li aiutino a crescere e a diventare più forti e più evoluti.

© Giovanni Lamagna