Con Marx oltre Marx.

Marx ha avuto, indubbiamente, delle intuizioni formidabili. Alcune delle quali (come, ad esempio, il concetto fondamentale di conflitto tra lavoro e capitale) ancora oggi valide, come strumento di lettura della realtà economica, sociale, culturale e politica, insomma della storia in generale.

Di conseguenza, per me, non si tratta affatto di rinnegare Marx, ma semmai di andare oltre Marx, partendo dalla sua lezione, senza rimanere fermi ad essa come se fosse un qualcosa di ossificato.

Occorre, infatti, distinguere ciò che è vivo (che è molto) da ciò che è morto (che è anch’esso parecchio) in Marx.

Con questo – io penso – non si fa nessun torto a Marx. Si fa a Marx semplicemente ciò che è giusto fare a tutti gli uomini, anche i più grandi, anche quelli della sua statura umana ed intellettuale.

Li si demitizza. Li si contestualizza, li si vede e li si legge nel tempo storico in cui sono vissuti. Li si toglie dal piedistallo sul quale erano stati collocati dall’iconografia agiografica, quasi fossero dei monumenti.

E li si riporta a terra: uomini (per quanto grandissimi) tra gli uomini (comuni mortali).

Questa operazione è forse proprio quella che avrebbe voluto lo stesso Marx, che lo stesso Marx avrebbe richiesto ai suoi epigoni.

E’, in fondo, ciò che aveva fatto lui stesso nei confronti dei suoi due principali pensatori di riferimento: Hegel e Feuerbach.

Era partito da loro, per poi criticarli e superarli dialetticamente in una nuova sintesi, più concreta, storica, materiale; più aderente alla realtà.

In sintesi io penso che, di fronte a Marx, non si possa che avere lo stesso atteggiamento che si ha di fronte ad altri uomini illustri, in certi casi veri e propri giganti della storia.

Faccio solo due esempi, i primi che mi vengono in mente, forse (anzi senza forse) perché sono quelli che più hanno segnato la mia vita: Cristo e Freud.

Di fronte a giganti dello spirito umano come Cristo, come Marx e come Freud, io penso che un qualsiasi uomo (specie se di cultura) non possa prescindere dal loro insegnamento. Senza però rimanere fermo ad esso, come se fosse un apparato dottrinale da non poter mettere minimamente in discussione, quindi immodificabile.

Pertanto io penso che come (con Croce) non possiamo non dirci cristiani, allo stesso modo non possiamo non dirci marxiani, pur senza considerarci marxisti nel senso stretto (e per me negativo) che ha acquisito questa parola, di (quasi) fedeli osservanti di una religione (per quanto laica).

Giovanni Lamagna

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Pubblicato il 30 dicembre 2018, in Filosofia, personalità autorevoli, personalità storiche, politica, società, storia con tag , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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